La meditazione non è un esercizio di fuga, né un tentativo di svuotare la mente. È, piuttosto, un ritorno. Un ritorno a ciò che siamo quando smettiamo di inseguire, di reagire, di giudicare.
È lo spazio in cui il rumore del mondo si attenua e possiamo finalmente ascoltare ciò che accade dentro di noi.
Sedersi in silenzio significa accettare che la mente si muove, che i pensieri arrivano e se ne vanno, che le emozioni cambiano forma.
Non c’è nulla da controllare: c’è solo da osservare.
E in questa osservazione nasce una libertà nuova, sottile ma potente. La libertà di non essere trascinati da ogni impulso, da ogni paura, da ogni aspettativa. La meditazione ci insegna che la calma non è l’assenza di tempesta, ma la capacità di restare presenti mentre la tempesta passa.
Ci ricorda che il respiro è un’ancora, che il corpo è una casa, che il momento presente è l’unico luogo in cui possiamo davvero vivere.
E, giorno dopo giorno, questo semplice gesto, sedersi, respirare, ascoltare, diventa un modo diverso di stare al mondo: più radicato, più consapevole, più vero.

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